In un convegno tenutosi presso l’Università di Stony Brook N.Y. alla fine di aprile, gli scienziati hanno fatto il punto della situazione sull’uomo di Flores (“hobbit” come è stato soprannominato), uno dei più enigmatici rappresentanti del nostro albero evolutivo, l’ominino che William Jungers ha definito “il cigno nero della paleoantropologia, del tutto imprevedibile e inesplicabile”.
Nonostante ci siano ancora controversie, la maggior parte dei ricercatori è concorde nel ritenerlo una specie ominina distinta e molto più primitiva di Homo sapiens. Anche i più scettici, tra cui il noto paleoantropologo Richard Leakey, sostengono che le più recenti evidenze fortemente rinforzano la possibilità che il fossile di Flores rappresenti una nuova specie.
Durante il simposio uno degli scopritori, l’archeologo dell’Università australiana di Wollongong Michael Morwood, ha sostenuto che l’analisi della strumentazione litica indica che i primi ominini giunsero sull’isola di Flores almeno 880.000 anni fa e che questi sarebbero i diretti antenati degli hobbits anche se ad oggi non è stata ancora trovata alcuna traccia delle loro ossa ed i più antichi resti scheletrici dell’umanità moderna risalgono a non prima di 11.000 anni fa. Comunque si continua a scavare a Liang Bua dove i primi resti vennero alla luce e l’indagine verrà presto estesa sia ad altri siti che alle isole vicine.
Peter Brown, il paleoantropologo dell’Università di New England in Australia un’altro degli scopritori, ha dimostrato la peculiarità anatomica dell’ominino: i primi premolari in particolare sono più grandi dei nostri e la forma della corona e delle radici è totalmente diversa da quella di noi sapiens e da quella di H. erectus, l’unico nostro antenato fino ad ora rinvenuto in Asia in quel periodo. Inoltre, nessuna patologia o anomalia della nostra specie potrebbe aver prodotto quelle caratteristiche. Subito dopo la scoperta, Brown e colleghi sostennero che gli hobbit sarebbero stati i discendenti di Homo erectus, che aveva popolato l’arcipelago indonesiano, e che avrebbero evoluto le minute caratteristiche anatomiche a causa della vita isolata sull’isola: il fenomeno del nanismo insulare che provocherebbe nel corso del tempo la forte diminuzione di taglia di grandi specie in risposta a ridotte risorse alimentari. Gli scienziati ora hanno rifiutato quell’ipotesi in quanto il nanismo riduce la statura ma non il volume celebrale e inoltre l’uomo di Flores presenta caratteristiche anatomiche molto primitive e non assomiglia affatto ad un erectus. L’analisi delle ossa del polso ha dimostrato chiaramente una maggiore somiglianza con le scimmie antropomorfe che con noi o con i neandertaliani indicando che la linea evolutiva del nuovo ominino si sarebbe distaccata dalla nostra almeno uno o due milioni di anni fa. Pertanto, se la maggior parte delle prove indica che siamo di fronte ad una nuova specie la domanda che si fa sempre più incalzante è: da chi è derivata e da dove proviene questa popolazione di piccolissimi omini? Se l’hobbit rappresenta una regressione verso i primissimi ominini allora bisognerebbe ricorrere ad un’evoluzione inversa, fenomeno non ancora descritto nei mammiferi. Per altri l’ominino di Flores discenderebbe da antichi migranti di piccole proporzioni corporee che avrebbero anticipato l’uscita fuori dall’Africa di Homo ergaster. Tra i possibili candidati si annovera Homo habilis il primo rappresentante del nostro genere che compare in Africa 2,5 milioni di anni fa o addirittura qualche specie pre-Homo attribuibile al genere Australopithecus. Infatti, non sono pochi coloro che hanno riscontrato molte somiglianze nella struttura scheletrica tra floresiensis e l’Australopithecus afarensis, la specie vissuta in Africa orientale tra 4 e 3 milioni di anni fa e il cui rappresentante più famoso è Lucy, lo scheletro quasi completo trovato in Etiopia da Donald Johanson nel 1974.
L’idea che gli antenati dell’uomo di Flores possano aver raggiunto l’Asia un milione di anni prima di erectus ci costringerebbe ad abbandonare la vecchia immagine dell’Homo ergaster, un ominino dai lunghi arti inferiori e con le proporzioni corporee simili alle nostre, che per la prima volta abbandona la culla Africana per spingersi nel resto del Vecchio mondo. E sempre più si fa strada l’idea che la migrazione dei nostri antenati fuori e verso l’Africa sarebbe potuta avvenire diverse volte nel corso della nostra storia evolutiva, proprio come è successo per altri mammiferi.