Anoiapithecus brevirostris: un primate miocenico dall’aspetto moderno
Anoiapithecus brevirostris è il nome scientifico attribuito al fossile di primate ominoide di sesso maschile di 11,9 milioni di anni fa, rinvenuto nel 2004 nel ricco sito fossilifero di els Hostalets de Pierola in Spagna e le cui caratteristiche anatomiche sono state descritte in un articolo pubblicato online sui Proceedings of the National Academy of Sciences il 1 giugno. Lo studio, condotto da una equipe di paleoantropologi dell’Università autonoma di Barcellona e a cui hanno partecipato anche ricercatori italiani, ha messo in luce delle interessanti peculiarità morfologiche del nuovo genere: una morfologia della faccia estremamente moderna, caratterizzata da un ridotto prognatismo (ossia una faccia piatta e corta, da cui deriva il nome specifico brevirostris) paragonabile solo a quello del genere Homo, associata con tratti più primitivi come il forte spessore dello smalto dei denti, la morfologia delle cuspidi dentarie globose, e la mandibola robusta. La straordinaria somiglianza con il nostro genere non significa ovviamente che ci sia una relazione diretta tra Homo e Anoiapithecus ma piuttosto che si tratti di convergenza evolutiva, il fenomeno per il quale due specie che si sono evolute indipendentemente possono condividere caratteristiche comuni se sottoposte alle stesse pressioni selettive.
Il reperto, soprannominato Lluc, ha fornito delle importanti informazioni per chiarire alcuni dei punti chiave che riguardano l’origine geografica degli Hominidae, la famiglia zoologica che comprende l’uomo, le grandi scimmie antropomorfe africane (scimpanzé e gorilla) e per alcuni studiosi anche l’orango, l’antropomorfa asiatica. Diversi ricercatori ritengono che le kenyapitecine, un gruppo di ominoidi vissuti nel Miocene medio, all’incirca nello stesso periodo dell’Anoiapithecus, in Africa ed Eurasia, possano essere il gruppo ancestrale da cui tutti gli ominidi moderni si sono differenziati. Lo studio dettagliato di Lluc ha mostrato che alcune delle sue caratteristiche primitive sono simili a quelle di un altro gruppo di ominoidi primitivi del Miocene medio africano, le afropitecine, mentre altre lo accomunano alle kenyapitecine che si ritiene si siano disperse fuori dall’Africa per andare a colonizzare l’area mediterranea attorno a 15 milioni di anni fa. Da ciò il gruppo di Barcellona ha ipotizzato che gli ominidi potrebbero originariamente essersi irradiati in Eurasia a partire da antenati kenyapitecini di origine africana. Successivamente, gli antenati delle grandi antropomorfe africane e dell’uomo potrebbero essere ritornati in Africa. Questa ipotesi è tuttavia ancora molto controversa, e gli stessi autori dell’articolo non escludono completamente lo scenario che i gli oranghi e altre forme ad essi collegate, da un lato, e le antropomorfe africane e gli ominini, dall’altro, evolsero rispettivamente in Eurasia e in Africa a partire da differenti antenati kenyapitecini.
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