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darwinpunk di Olga Rickards & Gianfranco Biondi

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Non solo habilis: anche Lucy utilizzava strumenti di pietra

Un team internazionale guidato da  Zeresenay Alemseged della California Academy of Sciences ha pubblicato sul numero del 12 agosto di Nature  la prima testimonianza che l’Australopithecus afarensis, la specie a cui la famosa Lucy appartiene, già 3,4 milioni di anni fa, ossia circa un milione di anni prima di quanto pensassimo, utilizzava strumenti litici per macellare le carcasse di grandi mammiferi e cibarsi di carne e midollo. Si tratta del ritrovamento a Dikika in Etiopia, a 200 metri di distanza dal sito in cui  lo stesso team portò alla luce lo scheletro quasi completo di Selam (la così detta figlia di Lucy), di ossa animali fossilizzate (i frammenti di un femore di capra e di una costa di bue o di un ungulato di dimensioni più grandi)  che presentano chiari segni di taglio, scorticamento e percussione. Le analisi microscopica e degli elementi mediante il SEM  e la spettrometria ai raggi-X hanno dimostrato che i segni furono prodotti prima che le ossa fossilizzassero, escludendo in tal modo danni recenti; inoltre, in un taglio è stato rinvenuto un frammento di pietra verosimilmente perso durante il processo di macellazione.

Fino ad oggi, le più antiche testimonianze di tale pratica, che provenivano dai siti di Bouri e Gona sempre in Etiopia, erano datate 2,5 e 2,4 milioni di anni fa, ed erano associate ai più antichi rappresentanti di Homo. Ciò implicava pertanto che la produzione e l'utilizzo di tali arnesi fosse esclusivamente limitata ai membri  di questo genere. Tuttavia, sia la localizzazione geografica che l'età delle ossa macellate indicano per la prima volta che anche le australopitecine, almeno le afarensi, usavano e con forza, come indicano le tracce sulle ossa, pietre scheggiate per scarnificare carcasse di animali dato che nessun altro ominino viveva in quella parte dell'Africa e in quel periodo.

Mentre è evidente che i nostri antenati a Dikika utilizzavano pietre dalle punte affilate per trinciare la carne è impossibile stabilire dai soli segni di taglio se fossero stati in grado di produrli da soli o se semplicemente adoperavano allo scopo pezzi di roccia naturalmente appuntiti. Il sito non ha ancora rivelato utensili così antichi e ciò potrebbe indicare che le afarensi avessero un comportamento opportunistico così come le attuali scimmie e scimmie antropomorfe che alla bisogna utilizzano pietre e bastoni opportunamente scelti per procurarsi il cibo. Tuttavia, la struttura sedimentaria del sito sembrerebbe raccontare un’altra storia.  La maggior parte delle pietre rinvenute nei sedimenti antichi di Dikika sono dei ciottoli troppo piccoli per poterne ricavare degli arnesi, quindi è probabile che gli ominini trasportassero nel sito materiale più idoneo recuperato altrove, e la sfida dei ricercatori è proprio quella di trovare questa o queste zone per provare che anche le australopitecine erano “abili” a produrre una tecnologia litica. A parte ciò, il fatto che afarensis usasse degli strumenti per procurasi un’alimentazione ad alto valore energetico, come sono la carne e il midollo osseo, ha delle importanti implicazioni a livello evolutivo non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico ma anche quello comportamentale.  Infatti, una volta che i nostri antenati iniziarono ad adoperare attrezzi per scarnificare le carcasse di grandi animali iniziò anche la competizione con gli altri carnivori, il che deve necessariamente aver comportato la necessità di organizzarsi in un team di lavoro aumentando l’interazione sociale tra i membri del gruppo.