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darwinpunk di Olga Rickards & Gianfranco Biondi

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Il più antico uomo sapiente asiatico

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Nel lavoro pubblicato sul volume 107 del 9 novembre della rivista Proceedings of National Accademy of Sciences, Erik Trinkaus e colleghi hanno analizzato alcuni resti umani (tre molari e la porzione anteriore di una mandibola) rinvenuti tre anni fa nella cava di Zhiren nella Cina meridionale e datati attraverso la serie dell’uranio a più di 100.000 anni fa (Wu Liu et al., 2010). Si tratta dei fossili più antichi attribuibili alla nostra specie presenti in estremo oriente e ciò starebbe a dimostrare che  l’emergenza di Homo sapiens nell’Eurasia orientale sarebbe avvenuta 60.000 anni prima di quanto avessimo fino ad ora ritenuto. Secondo gli autori questi dati supporterebbero l’ipotesi che la comparsa dell’umanità moderna in quest’area avrebbe avuto luogo a seguito di un processo di trasformazione dell’umanità arcaica (l’Homo erectus) in umanità moderna (l’H. sapiens) e del continuo mescolamento tra esse. Gli autori cioè perseverano nel sostenere il modello della continuità regionale. E conseguentemente rigettano la teoria che prevede che l’uomo moderno sia nato unicamente in Africa e si sia successivamente disperso nelle altre aree del Vecchio Mondo con un esiguo livello di mescolamento con le popolazioni preesistenti di H. erectus, in Asia, e dell’uomo di Neandertal, in Europa, in Medio Oriente e nell’Asia occidentale per poi solo successivamente spingersi a popolare il Nuovo Mondo.

Si tratta dell’ennesimo tentativo dei supporters dell’ormai desueto modello multiregionale di negare ciò che i dati fossili e molecolari hanno ormai dimostrato: un’origine unica, africana e recente della nostra specie. I nuovi risultati molto semplicemente potrebbero solo indicare che una popolazione di H. sapiens avrebbe lasciato il continente natale, l’Africa, per spingersi nelle aree più orientali dell’Asia poco dopo la nascita della specie, avvenuta circa 200.000 anni fa.

Anche con l’Homo ergaster si era verificata la migrazione di alcune sue popolazioni fuori dall’Africa subito dopo la nascita della specie. Queste popolazioni però, che hanno raggiunto la Georgia 1,8 milioni di anni fa e la Spagna 1,2 milioni di anni fa, si sono evolute in Homo georgicus e Homo antecessor. Solo successivamente altre popolazioni di H. ergaster migrarono in Asia, dove si sono evolute in H. erectus.

Commenti

Chiedo scusa se, da incolto assoluto e irrimediabile,vi rivolgo una domanda che spero non prendiate addirittura come offensiva nella vostra qualità di scienziati.In tutto il mondo editoriale (decine di milioni di libri venduti,grandi affari economici) furoreggia il cosiddetto ciclo de "I figli della terra" dell'americana Jean M. Auel. Un mio conoscente "di grande cultura" me ne ha fatti leggere un paio. Col mio piccolo bagaglio di Flaubert, Joyce e così via, li trovo volgarissimi dal punto di vista della scrittura. Ma la mia domanda rivolta a voi, cui spero vorrete gentilmente rispondermi è: la chicaghense nei suoi libri opera un apprezzabile volgarizzamento della materia di cui vi occupate? O è una volgare speculazione, una specie di "Grande fratello della preistoria", che grida al solito scandalo? Un'offesa e un danno a chi lavora seriamente che,secondo me, avrebbe tutto il diritto di smontare la montatura? Io personalmente trovo insopportaile che i protagonisti Cro-Magnon parlino usando il congiuntivo e possano offendersi perché a uno è stato detto "addio" invece di "arrivederci". O sbaglio? Grazie se vi è possibile illuminarmi.
La ringraziamo di averci dato questa informazione; purtroppo (o per fortuna come dice lei) non conosciamo questi libri.
Grazie.
Da modesto appassionato e avendo letto i romanzi della Auel, provo a darle un riscontro (tardivo, ma ho incontrato solo 2 giorni fa questo sito). L’autrice ha sicuramente un grande interesse per la paleoantropologia e, specialmente negli ultimi romanzi, ha cercato molto di approfondire l’ambientazione, consultando esperti e visitando siti. Alcuni aspetti della vita dei Sapiens Sapiens (Cro-Magnon) potrebbero rappresentare un compromesso accettabile tra conoscenze e esigenze narrative. Si tratta comunque di un lavoro di grande fantasia, ai confini della fantascienza per quanto riguarda le caratteristiche dei Neanderthal (memorie ancestrali, capacità “paranormali” nelle cerimonie), cui peraltro attribuisce un linguaggio quasi esclusivamente gestuale, a mio avviso poco probabile. La riscontrata presenza di fiori in una sepoltura neandertaliana viene ripresa dall’autrice in un momento importante del primo romanzo. Il culto della “Grande Madre” si riferisce ai numerosi reperti di figure femminili con forme abbondanti (le veneri paleolitiche), ed è ipotizzato da alcuni autori. La differenza di tecniche di lavorazione della pietra tra Neanderthal e Cro-Magnon mi sembra ben ricostruita. Alcune abitudini e credenze tribali appaiono genericamente ispirate da studi sulle residue popolazioni di cacciatori – raccoglitori. La Auel ha considerato nei romanzi la possibilità di interfertilità tra Cro-Magnon e Neanderthal (sia pure come eventi rari) e oggi sappiamo che era effettivamente così (come poteva peraltro sospettarsi sia per la “brevità” della differenziazione, circa 500.000 anni, che dalle indicazioni di alcuni fossili, quali il mezzo chignon del cranio sapiens di Predmosti o la presenza di un foro mandibolare in una piccola percentuale, 2%, della popolazione attuale - Trinkaus). In merito al linguaggio dei Cro-Magnon (che appartenevano esattamente alla nostra specie e dei quali probabilmente abbiamo una significativa percentuale del patrimonio genetico) vi è motivo di pensare che fosse complesso e paragonabile alle lingue moderne. Forse la lingua basca, assolutamente diversa da tutte le altre, potrebbe essere l’ultima sopravvissuta di quel ceppo linguistico. Potrebbe trovare interessante il libro di Cavalli-Sforza “Chi siamo” (Mondadori 1993). La protagonista Ayla è certamente troppo superlativa, alta, bionda e splendida, capace di scoprire e inventare di tutto, fino alle prime domesticazioni. Si tratta di romanzi da grande pubblico in cui vi è un po’ la sensazione di un paradiso perduto, che paradiso non era ma in cui si può un poco indulgere grazie alla lettura. E se qualche lettore si pone qualche domanda in più sulla nostra evoluzione non si tratta di un cattivo effetto secondario.