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darwinpunk di Olga Rickards & Gianfranco Biondi

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Il prezzo del progresso

   
Agricoltura copia

Il passaggio dall’economia di caccia e raccolta a quella agricola, cioè la rivoluzione neolitica iniziata nella Mezzaluna Fertile circa 10.000 anni fa, è stato considerato a ragione uno degli eventi più importanti dell’intera storia evolutiva della nostra specie: Homo sapiens. Una storia che si è sviluppata nell’arco degli ultimi 200.000 anni. Le nuove pratiche tecnologiche infatti hanno avuto il merito di affrancarci dalle rigidità del clima e delle stagioni, che determinavano in alcuni momenti abbondanza di cibo e in altri penuria. Con la coltivazione delle piante e l’allevamento del bestiame, le società umane si sono trovate per la prima volta a poter disporre del cibo nell’arco dell’intero anno, e addirittura per molti anni di seguito.

Dopo la Mezzaluna Fertile, e forse in modo del tutto indipendente da essa, le pratiche agricole e di allevamento sono sorte anche nelle altre parti del mondo, tanto da divenire un’esperienza comune all’intera specie.

Per questa conquista culturale, che è stata assai vantaggiosa in prospettiva, abbiamo però pagato un prezzo sia nel breve che nel lungo periodo, come fa notare Amanda Mummert in un articolo su Economics and Human Biology. Nell’immediato infatti le popolazioni hanno subito un processo di gracilizzazione, forse dovuto al fatto che la dieta, basata prevalentemente sul particolare cibo prodotto, si è impoverita rispetto a quella dei cacciatori-raccoglitori, i quali erano obbligati a prendere quanto trovavano in natura ma non vi è dubbio che proprio per questo essa era decisamente varia.

L’agricoltura poi ha comportato di necessità la sedentarizzazione delle popolazioni in aggregati urbani ad alta densità. Cosa che ha favorito – e favorisce – il diffondersi delle malattie infettive. E la convivenza con gli animali domestici ha messo in contatto i gruppi umani con nuovi vettori patogeni.

L’esempio forse più conosciuto dell’interdipendenza agricoltura-patologia riguarda la diffusione della malaria. Per coltivare infatti è necessario annaffiare i campi e proprio in quelle pozze d’acqua trovano il loro habitat privilegiato le zanzare che trasmettono gli agenti della malattia.

Questi argomenti sono stati trattati approfonditamente da G. Armelagos e M.N. Cohen nel 1984 nel libro Paleopathology at the Origin of Agricolture.

Nel corso del tempo però i vantaggi dell’agricoltura sono divenuti ben maggiori rispetto agli svantaggi. E l’attuale livello di conoscenze tecnico-scientifiche e di benessere economico e sanitario – purtroppo ancora solo per una parte della popolazione del mondo – non sarebbe stato possibile senza la nascita delle città.